Le pensioni non lacrimano
Basta lacrime sulle pensioni. L’adeguamento all’inflazione varrà fino a 1.400 euro anche nel 2013, e non solo per l’anno prossimo. Si sono inoltre allentate le norme e le penalizzazioni per le donne che intendano lasciare il lavoro fin dai 60 anni di età. Ciò significa che, guardando a chi è già in pensione, almeno i tre quarti si vedranno l’assegno protetto dal carovita nei prossimi due anni.
22 AGO 20

Basta lacrime sulle pensioni. L’adeguamento all’inflazione varrà fino a 1.400 euro anche nel 2013, e non solo per l’anno prossimo. Si sono inoltre allentate le norme e le penalizzazioni per le donne che intendano lasciare il lavoro fin dai 60 anni di età. Ciò significa che, guardando a chi è già in pensione, almeno i tre quarti si vedranno l’assegno protetto dal carovita nei prossimi due anni. I dati ufficiali smentiscono le proteste di alcuni leader sindacali: il 54,6 per cento dei pensionati Inps – 13,8 milioni su un totale di 16,7 milioni di pensionati italiani, l’83 per cento dell’universo pensionistico – percepisce meno di mille euro; un ulteriore 23,8 per cento prende tra i mille e i 1.500 euro. Quindi 10,8 milioni di pensionati Inps, corrispondenti a poco meno di 12 milioni di pensionati italiani avranno la copertura garantita nei prossimi 24 mesi. Non è poco in una situazione di austerity generalizzata.
Guardando invece a chi in pensione deve andarci, le ulteriori tutele della manovra – dalla blindatura dei diritti acquisiti all’abolizione delle finestre di uscita, fino appunto all’allentamento dei requisiti – indicano che a questo punto occorre procedere senza altri indugi, e senza esagerati richiami all’equità, verso la riforma complessiva della previdenza. Che è poi, finora, l’unica misura strutturale del tecnogoverno. Quindi: eliminazione in tempi certi del pensionamento di anzianità, che l’Italia è l’unico paese europeo a consentire con gli attuali rapporti tra pensioni e retribuzioni; abbandono del regime retributivo; innalzamento dell’età di pensionamento effettivo secondo la tabella di marcia già fissata dal centrodestra, ora accelerata. Su questo Mario Monti ha preso impegni precisi non solo per rispondere alle istituzioni europee, ma per ridurre il debito e rilanciare lo sviluppo. Questa resta la priorità, non l’intoccabilità di una fascia di cittadini che attualmente lascia il lavoro all’età media di 59 anni per le donne e 61 per gli uomini: il ventinovesimo e ventisettesimo posto sui 33 paesi Ocse.
Il ministro Elsa Fornero può asciugarsi le lacrime e, assieme al Preside, dedicarsi adesso alle misure pro crescita teorizzate in decine di studi e articoli. A cominciare dalla riforma, urgente ed essenziale, del mercato del lavoro; riforma che secondo gli ultimi dati Inps lascia a spasso il 28 per cento dei giovani tra i 20 e i 30 anni.
Guardando invece a chi in pensione deve andarci, le ulteriori tutele della manovra – dalla blindatura dei diritti acquisiti all’abolizione delle finestre di uscita, fino appunto all’allentamento dei requisiti – indicano che a questo punto occorre procedere senza altri indugi, e senza esagerati richiami all’equità, verso la riforma complessiva della previdenza. Che è poi, finora, l’unica misura strutturale del tecnogoverno. Quindi: eliminazione in tempi certi del pensionamento di anzianità, che l’Italia è l’unico paese europeo a consentire con gli attuali rapporti tra pensioni e retribuzioni; abbandono del regime retributivo; innalzamento dell’età di pensionamento effettivo secondo la tabella di marcia già fissata dal centrodestra, ora accelerata. Su questo Mario Monti ha preso impegni precisi non solo per rispondere alle istituzioni europee, ma per ridurre il debito e rilanciare lo sviluppo. Questa resta la priorità, non l’intoccabilità di una fascia di cittadini che attualmente lascia il lavoro all’età media di 59 anni per le donne e 61 per gli uomini: il ventinovesimo e ventisettesimo posto sui 33 paesi Ocse.
Il ministro Elsa Fornero può asciugarsi le lacrime e, assieme al Preside, dedicarsi adesso alle misure pro crescita teorizzate in decine di studi e articoli. A cominciare dalla riforma, urgente ed essenziale, del mercato del lavoro; riforma che secondo gli ultimi dati Inps lascia a spasso il 28 per cento dei giovani tra i 20 e i 30 anni.